La Guardia di Finanza trova oltre 200 mila euro cash a casa di Spinelli

 

Chi cerca trova.

E la Guardia di finanza a casa dell'imprenditore Aldo Spinelli, indagato nell'inchiesta per corruzione della procura genovese assieme al governatore Giovanni Toti e all'ad (sospeso) di Iren ed ex presidente dell'authority portuale Paolo Signorini, ha trovato 220 mila euro in contanti. Il denaro è una parte dei 570 mila euro di cui la gip Paola Faggioni ha disposto il sequestro preventivo.

Il sequestro è chiesto anche nei confronti dell'allora presidente dell'autorità portuale Paolo Signorini e del figlio di Spinelli, Roberto, perché "profitto dei reati di corruzione contestati".

E si leggono le carte sequestrate per capire meccanismi corruttivi, procedure, coinvolgimenti.

Intanto è passata la prima notte ai domiciliari per il governatore Toti nell'appartamento che occupa in piazza Piccapietra a Genova. Una notte che dev'essere stata lunga, passata probabilmente a studiare il fascicolo in attesa di vedere il proprio avvocato, Stefano Savi.

"Chi ha potuto sentirlo - ha detto il presidente ad interim Alessandro Piana - mi ha detto che il presidente è sereno e disposto a collaborare e a chiarire tutto quello che c'è da chiarire".

Il difensore di Toti, Stefano Savi, in un video diffuso dalla Regione, dice che il governatore sta studiando le carte e che spiegherà "forme che hanno potuto indurre equivoci ma che in realtà non hanno mai sconfinato in nulla di illecito". Intanto il gip ha già fissato per Toti l'interrogatorio di garanzia che si terrà venerdì mentre il capo di gabinetto Matteo Cozzani e Spinelli verranno sentiti sabato.

Giovedì sarà invece il turno di Paolo Signorini, che si trova nel carcere di Marassi. La procura va a caccia degli imprenditori coinvolti e nell'ordinanza si legge che tra i finanziatori di Change, la fondazione che faceva capo a Toti, e il Comitato Giovanni Toti, oltre agli imprenditori portuali ci sono anche quelli che si occupano di rifiuti e discariche. Come Pietro Colucci, imprenditore campano che nel '21 gestiva alcune discariche nella provincia di Savona destinate allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi con recupero di materiali e di energia elettrica da biogas. E' in quell'anno che la procura di Genova lo indaga, per finanziamento illecito ai partiti con Toti (in particolare alla formazione politica del presidente) per corruzione.

Secondo gli investigatori tra il 2016 e il 2020 Colucci, tramite le sue società, aveva finanziato con 195 mila euro Toti. In quello stesso periodo "le società riconducibili al gruppo Colucci - si legge nell'ordinanza - avevano avuto come interlocutore istituzionale la Regione Liguria, competente al rilascio di autorizzazioni in materia di gestione delle discariche. Tutti i finanziamenti provenienti dalle società del gruppo riconducibile a Colucci e diretti al Comitato Change e al Comitato Giovanni Toti Liguria non erano stati deliberati dai rispettivi organi sociali e, in alcuni casi, non erano neppure stati inseriti in bilancio".

Insomma l'inchiesta si allarga: in serata si apprende che è indagato pure il commissario del porto Paolo Piacenza per abuso d'ufficio e spunta il sospetto che ci sia una talpa. All'ipotesi lavora la Gdf alla luce di quanto emerso dalle intercettazioni ambientali. Il 30 settembre del 2020 i fratelli Arturo e Italo Testa, iscritti a FI in Lombardia e da ieri sospesi dal partito, vengono a Genova per incontrarsi con alcune persone della comunità riesina. A quell'incontro si avvicina un uomo che "Viene riconosciuto in Umberto Lo Grasso (consigliere comunale totiano) che dice a Italo Testa: "Vedi che stanno indagando, non fate nomi e non parlate al telefono". Testa dice: "si lo so, non ti preoccupare …. L'ho stutato ("spento" in dialetto, ndr)". Questa condotta, scrive il gip, "appare integrare il delitto di favoreggiamento personale, avendo il predetto fornito un aiuto a eludere le investigazioni a loro carico". Chi ha avvisato Lo Grasso? una talpa, visto che Stefano Anzalone, totiano anche lui e indagato, è un ex poliziotto che ha agganci tra le forze dell'ordine? Oppure è millanteria di Anzalone che dopo le elezioni voleva togliersi di torno i Testa e non onorare le promesse fatte in cambio dei voti.

Toti nelle intercettazioni: "Bisogna dare un messaggio chiaro su diga e Rinfuse. Non abbiamo a che fare con tutti scemi, no?"

"L'importante è che non diciamo delle cose che sono insostenibili (...) per la città...se uno dice facciamo la grande diga, un miliardo di euro, full container grande accordo MSC arriva Aponte costruiremo il secondo terminal dopo il Vte", e "poi diciamo (...)però per i prossimi trent'anni e poi vediamo facciamo le rinfuse c'è un messaggio confuso (...) cerchiamo di dare un messaggio chiaro...".

Sono le parole di Giovanni Toti, il presidente della Liguria agli arresti domiciliari per corruzione, sul rinnovo della concessione trentennale delle Rinfuse, poi arrivato in cambio di finanziamenti al suo Comitato dalle società del gruppo dell'imprenditore Aldo Spinelli. Concessione che allora era uno dei punti spinosi della politica portuale di Genova in quanto, a parere di molti, stato opportuno un rinnovo con termini più brevi, in vista di una messa a gara organica una volta completati i lavori della nuova diga.

Toti, come si legge nell'ordinanza del gip Paola Faggioni, in una conversazione dell'epoca, era l'autunno-inverno 2021, " pur dando praticamente per scontato il rinnovo della concessione - si legge nell'atto - faceva chiaramente capire a Spinelli di aver perfettamente compreso la manovra speculativa dell'imprenditore: "è un terminal...sono due terminal...quali sono i vostri accordi con Aponte...come come dividiamo quella roba e in che tempi" ed ancora: "perchè è chiaro che...detto che domani andrà rinfuse con l'emme...e in comitato portuale e chiudiamo pure sto capitolo qua...però...non possiamo sottovalutare che non abbiamo a che fare con tutti scemi no?"

Indagato anche il commissario del porto di Genova

Ci sono almeno altri dieci indagati, oltre ai 25 indicati nell'ordinanza, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Tra questi Paolo Piacenza, dall'8 settembre 2023 commissario straordinario dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. E' indagato per abuso d'ufficio. Gli uffici e la residenza di Piacenza sono stati perquisiti dalla guardia di finanza

Il difensore di Toti: "Le forme hanno indotto equivoci, nulla di illecito"

"Le forme hanno potuto indurre equivoci ma in realtà non hanno mai sconfinato in nulla di illecito". Lo ha detto l'avvocato Stefano Savi, difensore del governatore Giovanni Toti, in un video diffuso dalla Regione Liguria. Il prossimo step, ha detto Savi, "sarà venerdì 10 alle 14 per l'interrogatorio di garanzia. Successivamente - ha concluso - vedremo come comportarci. Nel frattempo stiamo esaminando e esamineremo tutti gli atti processuali".

"Il presidente è ben determinato a esaminare e approfondire gli atti per presentare una difesa che spieghi come tutto quello che è contenuto in fatti, richiamati dagli atti stessi, siano da interpretare differentemente alla luce della politica che ha sempre seguito lui e la Regione da lui guidata, rispetto alla tutela esclusivamente degli interessi pubblici e non privati, gli interessi del territorio perseguiti anche attraverso forme che hanno potuto indurre equivoci ma che in realtà non hanno mai sconfinato in nulla di illecito", ha aggiunto Savi.

Tra i finanziatori di Toti anche imprenditori della gestione di rifiuti

Tra i finanziatori di Change, la Fondazione che faceva capo al presidente della regione Liguria Giovanni Toti, e il Comitato Giovanni Toti oltre agli imprenditori portuali ci sono anche quelli che si occupano di rifiuti e discariche. Come Pietro Colucci, imprenditore campano che nel 2021 gestiva alcune discariche nella provincia di Savona destinate allo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi con recupero di materiali e di energia elettrica da biogas.

E' i n quell'anno che la procura di Genova lo indaga, per finanziamento illecito ai partiti (in particolare alla formazione politica del presidente) e con Toti per corruzione. L'episodio viene riportato nell'ordinanza del giudice che ha disposto i domiciliari per il governatore ligure. Secondo gli investigatori tra il 2016 e il 2020 Colucci, tramite le sue società, aveva finanziato con 195 mila euro Toti. In quello stesso periodo "le società riconducibili al gruppo Colucci - si legge nell'ordinanza - avevano avuto come interlocutore istituzionale la Regione Liguria, competente al rilascio di autorizzazioni in materia di gestione delle discariche".

In quel procedimento gli investigatori riportano una telefonata tra Matteo Cozzani (capo di gabinetto anche lui ai domiciliari) e Toti in cui "quest'ultimo faceva esplicitamente riferimento alla necessità di parlare a voce con (o di) tale Colucci in merito "alla roba della discarica"". Toti: "Digli che se li convoco io qua lunedì, martedì sera anche a cena, Ripamonti, Vaccarezza, Olivieri, che la chiudiamo su tutt... Su tutta la situazione, così mettiamo in fila l'Ato idrico, la cosa, anche perché poi ci si infila dentro anche roba della discarica di Colucci, che voglio parlargliene a voce...". "Tutti i finanziamenti provenienti dalle società del gruppo riconducibile a Colucci e diretti al Comitato Change e al Comitato Giovanni Toti Liguria non erano stati deliberati dai rispettivi organi sociali e, in alcuni casi, non erano neppure stati inseriti in bilancio". / ANSA