L'Alta Corte britannica si pronuncia oggi sull'estradizione di Assange in Usa

 

Giornata cruciale nel caso di Julian Assange, con l'Alta Corte di Londra che deve pronunciarsi sul concedere al cofondatore di Wikileaks un nuovo ricorso contro la contestata procedura di estradizione negli Usa, dove rischia una condanna monstre a 175 anni di carcere in base alle accuse di aver diffuso documenti riservati del Pentagono e del Dipartimento di Stato contenenti rivelazioni imbarazzanti, inclusi crimini di guerra commessi fra Afghanistan e Iraq.

I giudici britannici dopo aver aperto il 26 marzo scorso uno spiraglio per la battaglia di libertà del giornalista australiano, rovesciando il no opposto in prima istanza all'ammissibilità di un estremo appello da parte della difesa di Assange, devono oggi stabilire se la Corte si ritenga soddisfatta o meno delle assicurazioni vincolanti preventive fornite da Washington.

Assicurazioni riguardanti il fatto che l'attivista non sarà condannato a morte negli Usa e potrà invocare la tutela sulla libertà di espressione sancita dal Primo Emendamento della Costituzione americana.

Quest'ultimo rappresenta un nodo nella vicenda giudiziaria, in quanto i sostenitori di Assange, temendo un ingiusto processo, non si sentono affatto tutelati in merito: come aveva dichiarato la settimana scorsa in una conferenza stampa Kristinn Hrafnsson, il giornalista d'inchiesta a capo di Wikileaks, le autorità statunitensi si sono limitate a dichiarare che l'attivista lo potrà "chiedere", ma che spetta a una Corte Usa non alla pubblica accusa concederlo o meno.

Sono tre i possibili esiti dell'udienza odierna: l'Alta Corte accogliendo in pieno le garanzie Usa potrebbe dare il via libera all'estradizione a stretto giro, salvo i tempi di un ricorso d'urgenza da parte del team legale di Assange alla Corte di Strasburgo; potrebbe invece aprire alla discussione di un nuovo appello nei prossimi mesi e infine, anche se questo è un esito improbabile, accogliere immediatamente le ragioni della difesa, con la scarcerazione del giornalista e la sua eventuale partenza per l'Australia.

La scorsa settimana la moglie di Assange, Stella Morris, aveva aperto alla possibilità di una partecipazione all'udienza del cofondatore di Wikileaks nonostante i suoi problemi di salute per gli oltre cinque anni trascorsi nel carcere londinese di massima sicurezza di Belmarsh oltre al periodo da rifugiato politico in un'angusta camera dell'ambasciata dell'Ecuador nella capitale del Regno Unito.